Audizione del Commissario presso la Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati

30 gennaio 2019

COMUNICATO STAMPA

Roma, 30 gennaio 2019 - La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati questo pomeriggio ha audito il commissario straordinario alle discariche abusive, il generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà.

Vadalà, nominato commissario a marzo 2017, ha spiegato che «in questi 22 mesi di attività le discariche abusive in procedura di infrazione sono passate da 80 a 52, con altre 8 già bonificate al vaglio della Commissione europea, e la multa semestrale pagata dal nostro Paese è scesa da 42,8 milioni di euro a 11,6 milioni di euro». Allo stesso tempo, però, di fronte alla Commissione Ecomafie il generale Vadalà ha spiegato che «ci sono rischi di infrazione per un’altra quarantina di siti situati in buona parte in Basilicata, di cui il ministero dell’Ambiente si sta occupando», e anche la discarica romana di Malagrotta, chiusa nel 2013, «è o potrebbe essere a rischio infrazione». La discarica, ha aggiunto Vadalà, «non si riesce a chiudere, il post mortem non si sta attuando. La questione Malagrotta è attenzionata dalla DG Ambiente della Commissione europea, potrebbe essere una delle nuove infrazioni. Noi la controlliamo».

La struttura del Commissario si sta occupando della bonifica delle discariche in base ai tre requisiti posti dall’Unione europea: recintare il sito, bonificare i rifiuti portando via i pericolosi, e assicurandosi che quelli rimanenti non producano inquinamento. «Il nostro obiettivo è fare presto, per ovvi motivi di finanza pubblica, ma anche bene. Per questo oltre a mettere in sicurezza i siti cerchiamo anche di capire cosa è successo. Abbiamo inviato 19 informative all’autorità giudiziaria – presto saranno 20 – e fatto un protocollo con la Direzione nazionale antimafia, che su tre di queste sta svolgendo approfondimenti», ha dichiarato ancora Vadalà, tracciando anche una roadmap: «Dagli 80 siti assegnati, 28 sono fuoriusciti, a cui speriamo se ne aggiungano presto altri 8. Se tutto va bene rimarranno 44 siti. Stiamo lavorando almeno su 20 siti al momento, di cui 10 da chiudere entro il 2 giugno 2019 e 10 entro il 2 dicembre 2019, con l’obiettivo di lasciare altri 24 siti al 2020 e 2021».

Si tratta di discariche abusive nate tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando «le amministrazioni comunali, non sapendo come smaltire bene questi rifiuti, li gettavano dalla sommità delle colline negli alvei torrentizi, o li lasciavano in depositi temporanei. L’allora Corpo forestale dello stato dal 1986 ha effettuato dei monitoraggi sul territorio: i 200 siti sono il risultato di questa attività. Il ministero dell’Ambiente ha poi lavorato per passare da 200 a 80 siti. Raggiunta questa soglia, si è deciso di nominare il commissario, per velocizzare. Il nostro obiettivo è fare presto dunque, ma anche bene».

Rispondendo alle domande del presidente della Commissione Ecomafie Stefano Vignaroli, Vadalà ha spiegato che la struttura commissariale sta tutt’ora lavorando su casi particolarmente critici come la discarica di Amantea, in Calabria, dove è stato smaltito il carico trasportato dalla nave a perdere Jolly Rosso. «Questa struttura commissariale non può non mettere in atto tutto quello che è nelle sue possibilità per capire cosa è stato effettivamente smaltito nel sito. Amantea è attenzionata anche con il coinvolgimento della procura, su questo sito in particolare chiediamo una speciale attenzione da parte della Commissione». Rispetto invece alla discarica di Riano, in provincia di Roma, dove sarebbero stati interrati 20mila fusti di rifiuti anche pericolosi e posta in passato sotto sequestro, «stiamo lavorando in maniera pedissequa per far sì che non ce ne siano più nell’area di bonifica. Stiamo lavorando anche per capire se l’inquinamento delle falde vicine arriva dalla discarica o da altre fonti». Vadalà ha spiegato che la struttura commissariale sta lavorando anche sulla discarica di Puglianello, in Campania, la cui bonifica vedeva coinvolti anche i fratelli Pellini, imprenditori dei rifiuti condannati per disastro ambientale.

Rispetto alle attività di bonifica, il commissario Vadalà ha spiegato di avvalersi di stazioni appaltanti pubbliche, senza far ricorso a deroghe negli appalti: «Evitiamo gli affidamenti diretti. La nostra dotazione finanziaria è di 110 milioni di euro in contabilità speciale, più 200 milioni che rimangono alle Regioni anche se il commissario deve autorizzare i poteri di spesa. Nel complesso, sono risorse più che congrue».

«La bonifica delle discariche è un tema che mi sta particolarmente a cuore per la mia storia personale: sono nato nel quartiere della discarica romana di Malagrotta e il mio impegno politico è iniziato proprio con l’attivismo per la sua chiusura. Un sito che non riceve più rifiuti, ma rimane ben lontano da una corretta riqualificazione ambientale. Il commissario Vadalà oggi ha detto che Malagrotta è a rischio procedura di infrazione europea. Noi siamo qui con gli occhi ben aperti, non abbassiamo la guardia su un sito che ha creato ingenti danni all’ambiente, e anzi chiederemo conto della situazione agli enti preposti. Lo stesso facciamo con altre discariche altamente critiche, da Amantea a Riano», ha dichiarato il presidente della commissione Ecomafie Stefano Vignaroli. «Nel progredire della nostra attività approfondiremo con il commissario Vadalà la situazione di specifici territori e di nuovi siti che potrebbero rientrare sotto le sue competenze», ha concluso Vignaroli.

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