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CAVA SUAREZ: DOPO IL PATTEGGIAMENTO, SCATTA IL NUOVO SEQUESTRO DI BENI DA 3 MILIONI DI EURO PER L'IMPRENDITORE BRUNO SANSONE

Napoli, 07.09.2026 - Si riporta di seguito il testo dell'articolo pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno riguardante gli ultimi sviluppi giudiziari e patrimoniali relativi all'ex cava Suarez: Per i reati di inquinamento e disastro ambientale è già divenuta definitiva una sentenza di patteggiamento a 4 anni di reclusione per l'imprenditore

L'ex cava Suarez utilizzata per smaltire e interrare illegalmente rifiuti speciali e pericolosi: dopo il patteggiamento, scatta il nuovo sequestro di beni da 3 milioni di euro per l'imprenditore Bruno Sansone. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza di Napoli, del Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale - Nucleo Operativo Ecologico di Napoli e personale della Polizia Locale di Napoli - Unità Operativa Avvocata hanno eseguito un'ordinanza di sequestro preventivo emessa dal Tribunale di Napoli, in accoglimento degli appelli proposti dalla Procura partenopea (quinta sezione - Ambiente, Edilizia, Urbanistica, procuratore aggiunto Antonio Ricci) nei confronti di un imprenditore che opera nei settori dell'edilizia, del movimento terra, della gestione e dello smaltimento dei rifiuti e delle bonifiche ambientali.

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Per i reati di inquinamento e disastro ambientale, nei confronti del predetto imprenditore e delle sue imprese che avevano operato nella cava, è già divenuta definitiva una sentenza di patteggiamento a 4 anni di reclusione, con conversione della pena in detenzione domiciliare, condizionata all'esecuzione delle operazioni di ripristino ambientale, in uno al pagamento di una multa e alla comminazione di sanzioni interdittive per le aziende.

I fatti si riferiscono all'inchiesta sull'utilizzo della cava Suarez per smaltire rifiuti provenienti da cantieri di imprese riconducibili all'imprenditore direttamente nel Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, area sottoposta a vincolo paesaggistico e ambientale, affidata ad una società riconducibile per interventi di recupero e ripristino ambientale.

Secondo quanto emerso, il sito sarebbe stato invece utilizzato per lo smaltimento illecito di rifiuti provenienti dai cantieri, in luogo dei materiali consentiti per la ricomposizione morfologica della cava. Gli accertamenti tecnici hanno stimato la presenza di 146.000-176.000 metri cubi di rifiuti, calcolati in almeno 7 piani di altezza per 200mila tonnellate di scarti tra cui amianto, materiali da costruzione e demolizione, idrocarburi e metalli pesanti, con conseguenti rischi per le matrici ambientali e l'area circostante. Dalle attività investigative sarebbe emersa inoltre la mancata esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e ripristino ambientale previsti.

Inoltre, ARPAC e ISPRA hanno stimato in 3 milioni di euro il costo per la rimozione di soli 8.000 metri cubi di materiale.

Allo stato, il ripristino ambientale viene seguito dal Commissario Straordinario di Governo, che sta vigilando sul rispetto dell'attività di recupero della cava. Nel giugno 2021, il G.I.P. del Tribunale di Napoli aveva già disposto, per il delitto di omessa bonifica, misure personali coercitive ed interdittive, nonché il sequestro preventivo, anche per equivalente, di denaro e beni per 3 milioni di euro, corrispondenti al risparmio di spesa derivante dalla mancata bonifica. Nel maggio 2024, in relazione alle ipotesi di inquinamento e disastro ambientale, erano stati disposti gli arresti domiciliari dell'indagato, il sequestro preventivo di autocarri e mezzi per il movimento terra nella disponibilità sua e delle società a lui riconducibili, nonché l'interdizione di una di queste dall'esercizio dell'attività imprenditoriale. Successivamente, nel 2025, il Tribunale di Napoli aveva disposto il dissequestro dei beni sottoposti a vincolo. La Procura di Napoli aveva impugnato le decisioni dinanzi al Tribunale del Riesame che, accogliendo gli appelli del Pubblico Ministero, ha disposto nuovamente il sequestro preventivo di beni riconducibili all'indagato per un valore complessivo di 3 milioni di euro. Le indagini patrimoniali hanno consentito di individuare disponibilità finanziarie, veicoli, quote societarie e terreni ubicati nei comuni di Napoli e Cassino (Frosinone), fino a concorrenza dell'importo sottoposto a vincolo.

Link - https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/26_settembre_04/rifiuti-interrati-nell-ex-cava-suarez-nuovo-sequestro-di-beni-per-l-imprenditore-bruno-sansone-f7de8a9f-75da-40c2-bec5-d6cbae0f5xlk_amp.shtml